la prepotenza del vento


LA PREPOTENZA DEL VENTO

Direzione di Matteo Zonca e Giulia Roversi

Musiche originali di Thomas Sinigaglia

Light Design di Alberta Finocchiaro

Costumi di Letizia Bocchi

FIRST LOOK TRAILER


“Ci laviamo via il tempo quando il vento ci parla all’orecchio

con l’alito che odora della nostra stessa pelle.

Arriviamo a costruire mulini per far tacere il vento

nell’utopia che taccia anche il tempo”

 

La prepotenza del vento è la nuova produzione firmata muZo Dance Theatre Company. Spettacolo teatrale scritto e diretto da Matteo Zonca, coreografie di Giulia Roversi,  musiche originali e suonate dal vivo, composte da Thomas Sinigaglia, light design di Alberta Finocchiaro, costumi di Letizia Bocchi.

L’estetica essenziale e funzionale richiama la ruralità di un paese di provincia confortevolmente ovattato nel suo tempo, ubicato nell’evocazione degli anni ‘40. La componente sonora si sviluppa attraverso una live-session di fisarmonica elettrica, tra tradizionalismi gitani e componenti elettroniche. Il suono risiede nel movimento, nella parola e nei leggeri elementi scenografici. Non un ambiente, ma un intero panorama si sviluppa nei confini del palcoscenico.

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TRAMA

Lilliana posa i suoi stanchi passi nei pressi del cantiere dedicato alla costruzione di un mulino a vento. Signora Maddalena trascina il carro dell’opinione pubblica e si incarica di insinuare nel paese, e senza troppa fatica, il desiderio di star lontani dai guai. Si deve sapere solo quello che si deve sapere. Le voci devono rimanere inchiodate a terra e non essere portate dal vento: non si sa mai dove quel vile le voglia portare. Il mulino è la trappola per l’imprevedibile lingua. Il paese placa la sete di curiosità nei confronti della nuova arrivata rendendosi fluido corpo unico per sgretolarsi nella solitudine notturna. Viola, l’egoinomane Viola, rigetta di nascosto la sua perfezione imposta che svenderebbe per un poco di fango sui piedi. Bruno prova e riprova le maschere da indossare per non tradire sul viso la sua claustrofobica realtà che chiamano quieto vivere. La voce del vento si fa strada e si scompone nel corpo di René e nell’autismo che pare essere unico fedele compagno nella condizione di escluso, ora per paura, ora per scherno.

Il mulino è ultimato.
Nella coscienza del Villaggio, il singolare patibolo per l’etereo ed imprevedibile custode al quale tutti, almeno una volta, hanno confidato un segreto.

 

Debutto in programmazione 2019